Tutti gli articoli di Anna Maria Virgili

Ma cosa significa, in concreto, salvaguardare il patrimonio?

In ogni paese, il patrimonio culturale è una testimonianza di vita e storia, determina la nostra identità e i valori che ci guideranno in un mondo in costante mutamento, è una fonte insostituibile di creatività e ispirazione e, per tutte queste ragioni, le istituzioni che ci rappresentano hanno il preciso compito della sua tutela e salvaguardia prevista da una specifica norma costituzionale (art.9 Cost.).
Salvaguardare il patrimonio vuol dire mettere in atto un complesso di azioni intese a proteggere il patrimonio culturale noto, impedendo che possa degradarsi nella sua struttura fisica e nel suo contenuto culturale, assicurandone la conservazione per consegnarlo inalterato alle future generazioni.
Allora la domanda è: perché da quando il Casale della Cervelletta è stato acquisito alla proprietà pubblica da parte del Comune di Roma, ovvero dal 2001, non è ancora stato salvaguardato e restituito all’utilizzo della comunità? Perché da anni, nonostante tutti gli sforzi degli abitanti dei quartieri limitrofi, delle associazioni di volontariato, di tutti i romani che hanno raccolto moltissime firme a suo tempo, nonostante l’impegno di Università, studenti, cittadini/e, ad oggi assistiamo ancora al ritardo delle istituzioni che rimandano sistematicamente gli impegni presi ad un domani che è sempre più in fondo al tunnel?
Uno stillicidio che dopo ben ventitré anni di promesse non mantenute, disimpegno, indifferenza, vuoto istituzionale, tira e molla, silenzio, richiede che vengano portati avanti urgentemente i lavori di salvaguardia del Casale della Cervelletta.
La nostra Associazione continuerà a fare la propria parte come in passato per avere risposte concrete da parte di chi ha il preciso dovere di tutelare e salvaguardare questo patrimonio culturale e ambientale lasciato da troppo tempo in stato di abbandono.

In questi giorni il nostro caro Mimmo (più noto come Mimmo “Cervelletta” per il suo costante impegno) si sta sottoponendo ad una serie di cure: a lui va il nostro pensiero e l’augurio di pronta guarigione. Daje Mimmo, ti aspettiamo alla Cervelletta più forte di prima!!!

Settembre, i segni del cambiamento

Nell’immaginario collettivo, l’arrivo di Settembre coincide con la fine della pausa estiva e con la conseguente ripresa delle normali attività scolastiche e lavorative. Così anche per la nostra Associazione, significa la ripresa delle visite guidate e delle attività culturali che si organizzano per promuovere la conoscenza di un patrimonio unico, quale è il Parco e il Casale della Cervelletta.
La natura comincia a manifestare i primi segni del cambiamento e il bosco con il sopraggiungere di una nuova stagione assume un fascino particolare attraverso i colori, dalle tonalità verdi, gialle, rosse o nocciola e la valanga di profumi, le linee del paesaggio e, passata la calura, l’aria più fresca che ci invita a lunghe passeggiate.
Gli alberi cambiano e allo stesso modo, quando una stagione della nostra vita arriva ad una svolta, tutto il nostro essere si prepara ad accogliere il cambiamento, ad elaborarlo e viverlo sino in fondo, con una nuova consapevolezza che ci permette di vedere il mondo non più come lo vedevamo prima, ma con uno sguardo diverso. Noi siamo come gli alberi, facciamo parte della natura e da essa traiamo energia, ma troppo spesso ce ne dimentichiamo.
Addentrandoci sempre di più in mezzo agli alberi, lungo i sentieri, è possibile entrare in sintonia con questo ambiente silvano, sentire l’odore dell’acqua e della terra, il fruscìo vibrante delle foglie o gli innumerevoli, talvolta impercettibili, rumori e versi di creature nascoste nell’erba o nelle cortecce dei tronchi.
Formiche, ragni, cavallette, lucertole. bruchi, farfalle, coccinelle, lumache, lombrichi, larve e piccoli insetti: tutto un mondo che popola il sottobosco, il regno delle erbe, dei muschi, delle felci che amano l’ombra e l’umidità.

Quale sensazione vitale proviamo al tatto delle molteplici erbe che crescono lungo il cammino, tra la cromaticità del verde nelle sue calde e infinite sfumature e come è bello perdersi tra le varietà dei pioppi bianchi, neri e cipressini, tra gli olmi dalla folta chioma, tra i sambuchi carichi di grappoli maturi, le robinie, i salici bianchi e quelli dai rami ricadenti sull’acqua!
Relitti di tronchi ci riportano indietro nel tempo, e l’albero ultracentenario che abbiamo battezzato “il Patriarca” evoca storie, miti e leggende se sappiamo ascoltarlo.

Parco della Cervelletta, nostro polmone verde

Le temperature di questa estate 2024 parlano di picchi di 38°- 40°C a Roma, con le maggiori città italiane da bollino rosso.
È noto che i fenomeni di surriscaldamento urbano determinano un vero e proprio microclima distinto nelle città, con temperature più elevate nelle aree edificate rispetto alle zone rurali circostanti.
Le alte temperature favoriscono la formazione di inquinanti atmosferici peggiorando la qualità dell’aria e aumentando i casi di malattie respiratorie; così come un maggior consumo energetico per il raffrescamento degli spazi interni contribuisce a una maggiore emissione di gas serra, gravando quindi sul cambiamento climatico.
Le elevate temperature e la cattiva qualità dell’aria possono ridurre la vivibilità delle città, influenzando negativamente la qualità della vita dei residenti, colpendo in particolare le fasce d’età più vulnerabili come anziani e bambini.

La consapevolezza di quanto sia importante la salvaguardia delle aree verdi in città per ridurre le temperature urbane e renderle più vivibili, non sempre trova un riscontro responsabile.

Di recente, proprio nel Parco della Cervelletta, abbiamo registrato atti di vandalismo che hanno danneggiato la passerella che dal quartiere di Colli Aniene si inoltra nel bosco e consente di raggiungere il Casale storico, di godere un po’ di frescura, di passeggiare all’ombra degli alberi e, ai cinefili, di seguire spettacoli all’aperto organizzati, nel periodo estivo, dal Cinema America.
Ciò che ci preme evidenziare è la mancanza di rispetto per un bene pubblico che appartiene a TUTTI. Chi danneggia il parco dovrebbe riflettere sul valore che esso rappresenta per la salvaguardia della salute, oltre all’aspetto sociale, culturale e storico.
Questo nostro parco vuole essere amato perché ci offre un beneficio enorme come polmone verde in un’area urbana ed è prezioso per la sua biodiversità. Chi lo cura e lo valorizza andrebbe ringraziato, chi lo distrugge in vari modi fa male agli altri ma anche a sé stesso.
Il verde che ci circonda invita alla condivisione, alla comprensione del bene comune, come alberi che compongono un bosco le cui radici sono strettamente connesse e i cui rami sono casa per molte specie viventi.

Abbiamo il dovere della cura e della salvaguardia: il ringraziamento minimo per il dono che ci è dato.

Un saluto al caro Antonio

Un saluto commosso e affettuoso da parte di tutta l’Associazione Uniti per la Cervelletta al caro Antonio che ci ha lasciati in questi giorni di agosto.

Antonio Viccaro era un socio, un amico, un compagno strettamente legato alla storia della Cervelletta e alle tante battaglie per la salvaguardia del Parco e del Casale. Ma molti lo ricordano nel quartiere di Colli Aniene anche per il suo costante impegno sociale, per la sua caparbietà a voler raggiungere gli obiettivi, per la sua precisione e coerenza.
Un compagno di questo tratto di strada che parte da lontano e che ha sempre guardato oltre, ci lascia un testimone importante da portare avanti con determinazione: la tutela dell’ambiente, l’impegno per un mondo migliore, l’attenzione verso i più deboli della società.
La sua sensibilità e umanità, la sua semplicità e onestà restano un esempio per tutti noi che lo abbiamo voluto come membro del direttivo della nuova associazione.

Cicuta, se la conosci la eviti

Tra le tante specie di piante che possiamo osservare nel Parco Naturale della Cervelletta, troviamo anche quelle che richiedono particolare attenzione e prudenza dovuta alla loro tossicità. Una di queste è la cicuta. Esistono tre specie di questa pianta, genere delle ombrellifere e tutte e tre velenose: la cicuta maggiore, la cicuta minore e quella acquatica.
La cicuta è una pianta erbacea originaria dell’Europa, appartenente alla famiglia delle Apiacee, a ciclo biennale, cresce ai margini dei sentieri, in ambienti umidi e ombrosi, presso vecchi ruderi.
La cicuta maggiore (Conium maculatum, dal greco konion che significa uccidere) è la più comune, passata alla storia per essere stata la bevanda mortale di Socrate. Questa pianta si confonde facilmente con la carota selvatica ma si riconoscere dal forte odore di urina di topo.
I fiori sono bianchi, raccolti in ombrelle; le foglie superiori simili a quelle del prezzemolo, sono piccole e tripennatosette (in quanto i lobi sono suddivisi tre volte), mentre quelle inferiori sono grandi e irregolarmente frastagliate. La radice è bianca e sottile e il fusto alto 2 metri, è leggermente scannellato e cavo, cosparso sulla superficie di macchie rosso violacee.

L’intera pianta della cicuta maggiore è velenosa e l’alcaloide più tossico, è la “coniina”, quello appunto, che provocò la morte al filosofo Socrate nel 399 a.C., contenuto nei frutti ovoidali, che hanno un sapore amaro e nauseabondo.
In medicina, se usata in dosi terapeutiche, possiede proprietà antispasmodiche, neurosedative e analgesiche. Diversamente quest’erba è un potente veleno che provoca gradatamente diminuzione delle sensibilità e della motilità, paralisi dei muscoli volontari e infine morte per blocco respiratorio.
La cicuta minore (Aethusa cynapium) o cicuta aglina, alta 30-80 cm., si confonde con il prezzemolo selvatico o il cerfoglio e non si differenzia particolarmente dalla precedente se non per l’intenso odore di aglio. La sostanza velenosa è la cinapina che al pari della coniina determina un quadro tossico caratterizzato da nausea, vomito, rallentamento della frequenza cardiaca e progressiva paralisi muscolare che conduce ad arresto cardiaco.
La cicuta acquatica (Cicuta virosa): cresce negli habitat umidi, come fosse di drenaggio o paludi. Ha foglie composte, piccoli fiori bianchi o verdi, tuberi grandi, radici cave. Può raggiungere un’altezza di 2,5 metri. La sostanza tossica è la cicutossina che determina precoce comparsa di vomito e diarrea; quindi, dopo circa una-due ore compaiono le convulsioni.
Occorre fare attenzione all’assunzione di piccoli uccelli (allodole, tordi, quaglie o coturnici – da qui il termine coturnismo – ) cacciati in primavera. I volatili sono resistenti agli effetti della cicuta ed in primavera si nutrono dei germogli che appena spuntati sono inodori.

(Fonti: Enciclopedia Erbe e salute . Ed Rossi – Bulgarelli G., Flamigni S., 2014 – Le piante tossiche e velenose. Hoepli Editore, Milano)